NewsLetter
pastnicspu.png
 

Il cuore del Vangelo

 
 

Il contenuto del messaggio evangelistico


L'evangelizzazione nel Nuovo Testamento. Temi e modi della predicazione evangelistica della prima chiesa


di Francesco Giorgio Lombardo

 

In qualsiasi attività comunicativa, oltre al mittente e al ricevente, due sono gli elementi fondamentali: il medium (o mezzo di comunicazione) e il messaggio. L'evangelizzazione, in quanto evento comunicativo, non è esente da questo stato di cose.


Il mittente è ogni discepolo di Cristo Gesù sparso per il mondo, ogni credente nato di nuovo. Vi sono poi dei credenti che ricevono da Dio in particolare il ministerio di evangelista. In ogni caso è necessario che chi evangelizza abbia prima realizzato nella sua vita ciò di cui parla.


Il ricevente, potenzialmente, è ogni uomo e ogni donna che non conosce Cristo (Marco 15:16).


Per quanto riguarda il mezzo, se ne utilizzano parecchi: la predicazione, una trasmissione radiofonica, un programma televisivo, una canzone, uno spettacolo teatrale, ecc. Ma un mittente ad uno o più riceventi, attraverso un mezzo, cosa comunica? Qual'è il contenuto del messaggio evangelistico?


La parola evangelo (dal greco) vuol dire buona notizia. Pertanto evangelizzare vuol dire comunicare una buona notizia, annunciare un lieto messaggio.


Il primo uomo ad evangelizzare fu Giovanni il Battista – fu il primo a parlare di Gesù e ad indicarlo come il Cristo. La sua predicazione era incentrata sul ravvedimento. Non cercava di indorare la pillola a chi lo ascoltava, anzi apostrofava il suo uditorio annunziando chiaramente l'ira a venire, a cui era possibile scampare soltanto ravvedendosi dai propri peccati. Un altro punto fondamentale nella predicazione del Battista era il battesimo, specie quello con lo Spirito Santo. Se infatti Giovanni battezzava nelle acque del Giordano, col battesimo di ravvedimento, Colui che il Battista annunziava avrebbe battezzato con lo Spirito Santo. Inoltre completa il cuore della evangelizzazione di Giovanni il riconoscimento di Gesù come “l'Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo” (Giovanni 1:29).


Gesù stesso fu un evangelista molto attivo. Egli, più di tutti gli altri, praticava un'evangelizzazione di parole e di opere potenti. La forza delle sue parole però andava oltre: mentre tutti gli evangelisti possono solo invitare gli ascoltatori a ravvedersi per il perdono dei peccati, Gesù li perdonava direttamente.


Dopo l'ascensione di Gesù e la discesa dello Spirito Santo sui centoventi nell'alto solaio, gli Atti degli Apostoli ci danno notizia di due discorsi dell'apostolo Pietro. Il primo avviene proprio nel giorno di Pentecoste; in quell'occasione Pietro fa un'apologia del parlare altre lingue da parte di coloro che erano stati battezzati con lo Spirito Santo. Continua poi affermando che i Giudei hanno crocifisso Cristo, nonostante Dio lo avesse approvato, riferendosi alle profezie del Re Davide in relazione alla resurrezione di Gesù, proclamando che lo stesso Gesù è stato da Dio stabilito signore e salvatore ed infine esortando l'uditorio al ravvedimento per ricevere il perdono dei peccati e il battesimo con  lo Spirito Santo.


Qui il messaggio di Pietro ha tre punti di contatto con quello del Battista: il ravvedimento, il battesimo e la potenza redentrice di Gesù Cristo. Vengono però introdotti dei punti nuovi: la messianicità di Gesù Cristo e i riferimenti completi alla sua vita, morte e resurrezione.


Questi punti verranno ribaditi ulteriormente da Pietro nel suo sermone nel Tempio. Anche questo messaggio nasce come apologia, in relazione alla guarigione dello zoppo che sedeva presso la porta «Bella». Qui Pietro struttura il suo discorso fondamentalmente in quattro punti:

  1. Breve cenno alla storia di Israele, citando Mosè e altri eroi della storia ebraica per porre enfasi sull'attesa del messia.
  2. Riferimento alla vita di Gesù, evidenziandone la morte e la resurrezione.
  3. Citazione dell'Antico Testamento per dimostrare che Gesù è il Cristo.
  4. Invito al ravvedimento e alla conversione, per il perdono dei peccati.


Pietro introduce in maniera chiara ed inequivocabile il concetto dell'esclusività del nome di Gesù per la salvezza (Atti 4:12).


Certo è che in questi sermoni c'è tutta la potenza della buona notizia, visto che, come Luca rendiconta nel libro degli Atti degli Apostoli, questi due discorsi videro convertire cinquemila persone.


Gli stessi temi del discorso di Pietro a Gerusalemme sono ripresi esattamente da Paolo nella sua predicazione ad Antiochia (Atti 13), ponendo enfasi alla dimostrazione del fatto che Gesù è il Cristo. I Giudei però, mossi a invidia dal parlare dell'apostolo dei gentili, gli si opposero fortemente; tanto da spingere Paolo a rivolgersi prevalentemente agli stranieri.  Ciò lo spinse a cambiare registro. Quindi mantenendo viva la tematica del ravvedimento e parlando di giudizio, Paolo non pose più l'enfasi sulla messianicità di Gesù in rapporto alla storia d'Israele, ma sulla sapienza di Dio basata sulla potenza della predicazione della Croce di Cristo. Un uomo, Figlio di Dio, morto su una croce per i peccati del mondo, apparentemente sconfitto, che ha la potenza di salvare quanti credono in Lui e si ravvedono. Cristo resuscitato dai morti per renderci partecipe della sua resurrezione. Proprio rivolgendosi ai Romani, Paolo proclama l'abbattimento delle barriere tra Giudei e gentili. Il peccato è universale (Romani 3:23), ma universale è pure la giustificazione gratuita per grazia, mediante il sangue di Gesù (Romani 3:24). Ciò senza omettere mai l'invito al ravvedimento e l'insegnamento relativo alla resurrezione e al giudizio. (Romani 6; I Corinzi 15; Romani 2).


Abbiamo detto all'inizio che al cambiare del medium il messaggio può rimanere invariato. Ma è davvero così? La chiesa odierna, in fase di evangelizzazione, dice tutto ciò che abbiamo visto essere il contenuto del messaggio evangelistico? Molti oggi riscontrano una sorta di annacquamento del messaggio. Dio è amore, perdona, redime, ti aiuta. Tutto assolutamente vero, ma diventa un Vangelo a metà quando si sottace l'altro lato della medaglia: il peccato, la redenzione, la conversione, il giudizio. Spesso questi aspetti vengono annunciati come sottovoce; quasi la follia della predicazione avesse perso forza e avesse bisogno dei nostri abbellimenti. Forse non si parla abbastanza della giustizia di Dio, della resurrezione, del giudizio, del Regno millenniale e dell'eternità su una nuova terra.


Il ritorno del Signore Gesù Cristo è quantomai vicino. Bisogna tornare a predicare un Vangelo senza compromessi, abbellimenti o aggiunte. Dio abbia pietà di chi predica un “altro vangelo”. Bisogna annunciare al mondo la verità, tutta la verità. E la verità non è un concetto, è una persona: Gesù Cristo. Per annunciare il messaggio di Cristo con franchezza è necessario essere ripieni di Spirito Santo, per poter compiere dimostrazioni di Spirito e potenza (I Corinzi 2:4), per annunziare solo Gesù Cristo e lui crocifisso (I Corinzi 2:2): il reale contenuto del messaggio evangelistico.

 
 

We use cookies to improve our website and your experience when using it. Cookies used for the essential operation of the site have already been set. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information