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Riflessione sulla Sofferenza

 
 

Le promesse di Dio accendono una speranza anche nella peggiore delle situazioni!


La creazione di Adamo - Particolare (Michelangelo)

Le Lamentazioni di Geremia: il dolore come distanza da Dio


di Lorena Arena

 

 

 

 

Il capitolo 3 di Lamentazioni si apre illustrando la terribile condizione in cui si trova il profeta Geremia: senza gioia, senza luce, senza guida, senza pace e lontano dal  benessere. Il  piede di Geremia si sentiva vacillare, infatti dice: “È sparita la mia fiducia, non ho più speranza nel Signore” (v. 18). Gesù è il nostro tutto: il nostro bene, la nostra eredità, luce, speranza e la nostra pace! Penso che la condizione più brutta in cui un uomo possa vivere è quando non trova pace! Ma Gesù disse: “Io vi  do la mia pace non come il mondo la  dà” (Giovanni 14:27).

 

 

A questo punto però, il profeta non termina l’analisi della propria condizione di vita autocommiserandosi. Egli comincia a ricordare. Il salmo 139 dice che Dio ci ha fatto in modo stupendo, ed è vero! In questo caso vediamo il motivo per cui Dio ha creato in noi la memoria: è essenziale per acquisire e mantenere la conoscenza, per riconoscere le persone che amiamo e, come fa Geremia, per richiamare alla mente le opere del Signore, la Sua grazia, le Sue compassioni, la Sua fedeltà, la Sua potenza, la Sua salvezza, la Sua bontà, il Suo amore immenso: questo è ciò che fece sperare il profeta Geremia nonostante stesse attraversando quel periodo così difficile. Questo è quello che fa sperare noi ancora oggi nel 2012, nonostante il mondo ci prospetti un futuro difficile, senza risorse, senza lavoro e senza pace: noi sappiamo in chi abbiamo sperato, nell’Eterno il nostro Dio che provvede per noi!

 

 

Dal punto di vista storico siamo nel 586 a.C. , poco dopo la caduta di Gerusalemme, conquistata e distrutta dai babilonesi. Più volte Dio aveva avvertito il popolo d’Israele e di Giuda della fine alla quale sarebbero andati incontro se avessero continuato a prostituirsi agli idoli con i popoli che li circondavano e con le loro consuetudini. Dio aveva usato Michea, Osea, Isaia, Sofonia, Geremia e altri per avvertirli in svariati modi. Nel libro di Geremia vediamo come Dio, un Padre perfetto, manifesta la Sua giustizia e il Suo amore verso la nazione di Giuda. La osserva con pazienza, la tratta con cura, le parla con passione, la rivendica per Sé con la gelosia di un marito innamorato e le rivela il suo stato d’animo: il cuore di Dio batte per il Suo popolo, Gli stringe il petto, le Sue viscere si commuovono e desidera avere pietà per il Suo popolo – perciò lo promette (Geremia 31:20). I Suoi occhi si sciolgono in lacrime (Geremia 14:17).

 

 

Dio è giusto perciò punirà  il Suo popolo secondo le azioni che ha commesso, ma non solo nella Sua ira - altrimenti avrebbe dovuto distruggere tutti! Dio punirà con giusta misura, userà pietà verso il Suo popolo e lascerà un residuo per la Sua misericordia. Infatti Dio annuncia tutto il male (la fame, la spada e la peste) che si sarebbe abbattuto su Giuda a causa del suo grande peccato, ma dice che se il popolo si fosse pentito e fosse ritornato a Lui, Egli si sarebbe pentito del male che aveva annunciato e lo avrebbe perdonato.

 

 

Dopo aver pianto per la sua difficile condizione e aver ripensato alle parole e alle promesse del suo buon Dio, Geremia riflette e considera che “è una grazia del Signore che non siamo stati completamente distrutti” (v. 22). Infatti era questa la sorte a cui erano andati incontro quei popooli che per 400 anni avevano abitato quella terra dove scorreva latte e miele e che Dio aveva scacciato e distrutto davanti al Suo popolo, a causa delle pratiche abominevoli che erano soliti commettere (a.e. bruciare i propri figli all’idolo Molek). Geremia comprende che Dio per la Sua grazia rinnova ogni mattina le Sue compassioni verso il proprio popolo, per questo ne ha conservato in vita un residuo.

 

 

Questo è il motivo per cui Dio ha conservato in vita noi e ha mandato il Suo unigenito figlio Gesù nel mondo in carne ed ossa a morire sulla croce e risorgere il terzo giorno, affinchè chiunque crede in Lui non perisca ma abbia vita eterna: perché ha tanto amato il mondo! Così Geremia più riflette più comprende e considera che la fedeltà di Dio è veramente grande! Infatti il Signore è buono con quelli che sperano in Lui, con chi Lo cerca. Il Signore infatti non respinge per sempre, ma  se affligge ha pure compassione, secondo la sua  immensa bontà. Dio non umilia né affligge volentieri l’uomo. Egli non vuole fare il burattinaio. Tuttavia l’Eterno osserva tutti gli uomini, le loro azioni, i loro pensieri e le parole e scruta attentamente i loro cuori. Dio è l’Altissimo, nulla è nascosto alla Sua presenza. Egli vede ogni cosa e tutto è sotto il Suo completo controllo, perciò se Dio non comanda una cosa o non la permette essa non potrà avverarsi!

 

 

Molti allora potranno chiedersi: perché c’è tutto questo male nel mondo? Perché accadono cose orrende? Dov’è Dio? Geremia dice: “Perché si rammarica la creatura vivente? L’uomo vive malgrado i suoi peccati!”. Dio ha un’infinita pazienza con noi; come fece con Israele così Egli sta parlando alle nostre vite tramite la Sua Parola e lo Spirito Santo. Ora è il tempo della grazia, Dio sta aspettando che ogni uomo si converta e smetta di ribellarsi a Dio.

 

 

Un giorno, quando Gesù ritornerà, Dio farà giustizia e nessuno sfuggirà dalla Sua mano: le azioni, le parole e persino i pensieri di tutti gli esseri umani di tutte le epoche sono scritti nel Suo libro e ognuno verrà retribuito secondo il proprio comportamento. Perciò, come dice Geremia, esaminiamo la nostra condotta, valutiamola e torniamo al Signore! Eleviamo le nostre mani e i nostri cuori a Dio nei cieli ed Egli ci userà  misericordia. Che ognuno di noi possa gridare sinceramente nel proprio cuore: “Il Signore è la mia parte, perciò spererò in Lui”.

 
 

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