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Giornata della Memoria

 
 

27 Gennaio, Giornata della Memoria in ricordo dell'Olocausto


Superstiti di Auschwitz (fonte: internet)Ricordare per far sì che non accada ancora, la memoria come valore della nostra società


di Francesco Giorgio Lombardo

 

Oggi, 27 gennaio, si celebra la Giornata della Memoria, la ricorrenza internazionale in commemorazione dell’Olocausto e in onore di chi ha protetto i perseguitati dal regime nazista a rischio della propria vita.


L’Italia ha ufficializzato l’istituzione di questa ricorrenza con la legge n. 211 del 20 Luglio 2000, il cui articolo 1 recita: “La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, Giorno della Memoria, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.


La data del 27 gennaio è stata scelta dalla comunità internazionale in quanto in quel giorno del 1945 le truppe russe, in marcia verso Berlino, liberavano i pochi superstiti del campo di concentramento di Auschwitz svelando al mondo i dettagli di quell’immane tragedia che ha prodotto la cifra spaventosa di 12 milioni di morti, di cui la metà ebrei.


Le immagini che apparvero agli occhi dei soldati sovietici che liberarono il campo, sono impresse nella nostra memoria collettiva e i crimini commessi ad Auschwitz non furono solo contro il popolo ebraico e gli altri popoli e categorie oppressi, ma contro tutta l’umanità, segnando una sorta di punto di non ritorno nella Storia”. Queste le toccanti parole di Renzo Gattegna, presidente dell’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane).


Forse ci si potrebbe chiedere a cosa serve una giornata del Memoria a quasi 70 anni dai fatti ricordati. Una ottima risposta ci viene data da Vittorio Foa, nell’introduzione di Se questo è un uomo di Primo Levi: “Perché dobbiamo ricordare? E che cosa bisogna ricordare? Bisogna ricordare il Male nelle sue estreme efferatezze e conoscerlo bene anche quando si presenta in forme apparentemente innocue: quando si pensa che uno straniero, o un diverso da noi, è un Nemico si pongono le premesse di una catena al cui termine, scrive Levi, c'è il Lager, il campo di sterminio”.


Ricordare dunque per far sì che non accada di nuovo, utile oggi più che mai in una società che deve confrontarsi con temi come l’integrazione dell’altro, il razzismo e l’antisemitismo; queste ultime, piaghe purtroppo non ancora estinte.


La Memoria tuttavia non è l’unica arma contro le brutture del mondo. Portare avanti, diffondere e lasciare germogliare i valori autentici del Cristianesimo fa la differenza. Combattere il male con il bene, amare l’altro come se stessi, fare agli altri ciò che si desidererebbe ricevere, sono tutti principi fondanti della fede in Gesù Cristo che per primo e a costo della propria vita non solo li insegnò, ma li mise in pratica dando la sua vita per il perdono dei peccati dell'uomo. Praticando questi principi, il mondo non potrebbe che risollevarsi e andare verso la piena umanità, della quale Cristo ha segnato la strada.

 
 

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