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Crisi o Cristo?

 
 

In un periodo di crisi, può la fede in Cristo fare la differenza?


Ricetta anti-crisi: comprendere da dove viene, affrontarla senza allarmismi e confidare in Dio

 

di Mario Fabrizio Muzzone


Nell’ultimo periodo, ovunque si parla di crisi economica: la Grecia rischia il fallimento, la maggior parte dei Paesi dell’UE come Spagna, Francia, Inghilterra, Germania e Italia sono in deficit (la differenza negativa tra entrate e uscite) e da anni non rientrano nei parametri imposti dal Patto di stabilità e crescita (PSC) varato dall’Unione Europea.


A questo punto è importante capire ciò che succede attorno a noi e cercare di non farsi sopraffare dall’allarmismo o dalle varie teorie del complotto.


Proviamo a fare un po’ di chiarezza.L’economia è la scienza che studia la gestione delle risorse di una famiglia, un impresa, uno Stato, e  si occupa dei bisogni, che possono essere primari o secondari. Consente la gestione razionale del denaro e di qualsiasi risorsa, cercando di ottenere il massimo vantaggio a parità di spesa o il minimo dispendio a parità di risultato.


La parola “economia” deriva dal greco oikos (casa) e nomos (regola, legge), nel senso esteso di  amministrazione familiare, e fin dall'antichità identifica la capacità umana di saper gestire le risorse e la ricchezza. Col passare dei secoli, insieme al concetto di Stato unitario, si sviluppa quello di economia intesa come amministrazione delle risorse dello Stato.L’Economia si divide principalmente in tre rami:


- L'economia politica si occupa di analizzare il comportamento degli operatori economici dal punto di vista individuale e aggregato. È generalmente suddivisa in microeconomia e macroeconomia.


- L'economia aziendale studia i fenomeni economici nel micro ambiente di un’impresa, ossia di un'attività produttiva.


- La scienza delle finanze studia i fenomeni economici relativi alle entrate pubbliche, all'imposizione fiscale e alla spesa pubblica.


Altri termini che sentiamo spesso nominare sono: Pil (la capacità di uno stato di creare ricchezza) e inflazione (perdita di potere d’acquisto della moneta con conseguente aumento dei prezzi).


La  parola “crisi “ tuona sui media come uno spettro pronto a divorarci creando una sorta di blocco economico che scoraggia i consumatori a spendere per paura o mancanza effettiva di denaro. Ciò crea un effetto domino che fa affondare ancor di più un’ economia già zoppicante.


In Italia, i due decenni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, sono stati  quelli del boom economico, talmente forte da far parlare di miracolo economico. Successivamente sia il Pil che la produzione continuavano a crescere, ma in modo sempre minore. Nel frattempo però gli indebitamenti facevano in modo da creare un  tenore di vita più alto rispetto a quello sostenibile. Il debito dunque è passato dal 60% del Pil nel 1980, al 124% nel 1993.


Nella metà degli anni ’90 dunque è iniziato il declino, con il debito pubblico alle stelle, un’economia sempre più terziarizzata, ciò basata non su produzione ma su servizi, e il Pil che cresce meno dell’1% annuo, ben distante dai valori ottimali.


Il debito crescente dunque ha per un po’ illuso sulla possibilità di un tenore di vita in crescita, ma alla resa dei conti ci si rende conto che si è divorati dal consumismo che in precedenza si è creato. Così la crisi attuale mette in luce ciò che accade quando le cose si fanno senza controllo. In breve la domanda di denaro di uno Stato è superiore all’offerta delle banche e degli investitori. Servono più soldi di quelli che in realtà si hanno.


Il consumismo e il crescente tenore di vita non hanno risparmiato i cristiani che adesso, naturalmente, si trovano coinvolti dalla crisi. Diverso però è l’approccio al denaro, il cristiano ama Dio e non nutre amore per il denaro, rifiuta l’avidità, lavora onestamente e cerca non solo il proprio bene ma anche quello della collettività. È spinto a non essere in ansia per il domani ed a gestire le sue risorse con saggezza, senza sprechi.


Gesù nell’Evangelo di Matteo al capitolo 6 dal verso 19 sprona  i suoi discepoli a non farsi tesori sulla terra, ma a pensare al tesoro celeste. I versi 31 e 32 recitano: “Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più. Non siate dunque in ansietà per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno”. Il domani è nelle mani di Dio e chi fa la sua volontà non deve preoccuparsi d’altro. Il mondo va avanti  con le sue preoccupazioni e incertezze ma un cristiano crede in Colui che ha vinto il mondo come dice l’Evangelo di Giovanni 16:33: “nel mondo avrete tribolazioni ma fatevi animo io [Gesù] ho vinto il mondo”.


Certamente ogni discepolo di Cristo vive in questo mondo e non è immune da ciò che succede, ma sa che la crisi non lo schiaccerà, perché confida nel proprio Dio e Padre. Il cristiano può vincere la crisi economica ed ogni altro male del mondo in un solo modo: la fede in Gesù (Giovanni 5:4). La certezza che accompagna i cristiani è quella che il Padre provvederà sempre ai bisogni, non facendo mancare mai il necessario, a prescindere dalla crisi.


Le teorie degli economisti sono molteplici e non tutti sono ottimisti sulla possibilità di uscire dalla crisi. Non si può negare che in Italia si soffra uno dei periodi più difficili dal dopoguerra in poi, ma un cristiano non deve essere in balia della paura o dell’ansia, ma può essere certo di poter vivere in serenità anche la crisi peggiore, di poter star bene sia con tanto che con poco. Può avere fiducia in Gesù e andare avanti con la fede nel cuore, proclamando, come San Paolo nella lettera ai Filippesi (Cap. 4, ver. 13): “Io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica”.

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